domenica 9 ottobre 2022

Due parole sul senso della vita...

Ci sono fondamentalmente quattro modi di porsi nei confronti della vita: 1) accettare la sua assurdità e insensatezza, tirando avanti (come teorizza, ipersemplificando, Camus ne “Il mito di Sisifo”) 2) ricercare il senso della vita incessantemente. Ci sono stati illustri pensatori che ritenevano che una vita senza ricerca non è vera vita, avendo una concezione piuttosto elitaria dell’esistenza 3) dare noi un senso alla vita (come voleva H.Hesse) 4) non porsi il problema e tirare avanti per inerzia. Molte persone vivono per inerzia senza pensare. Si lasciano trasportare dalla corrente. La vita per molti è una forza a cui non possono opporsi. Altri si lasciano dominare dalle catene indissolubili dei propri pensieri, delle abitudini, delle dipendenze psicologiche. La vita è difficile e opinabile. Tanto è vero che in Toscana è un’espressione popolare e sulla bocca di tutti “la vita è un casino”. Frankl, il padre della logoterapia, chiedeva alle persone le ragioni per cui non si uccidevano. Molti psicologi chiedono ai loro pazienti le ragioni per cui vivono. Sono due cose diverse. Sono due facce della stessa medaglia. La sostanza però è la stessa. In realtà molto spesso si vive e si muore senza ragioni. Alla base di molte vite c’è l’irragionevolezza. Ci si uccide quando non ce la facciamo più, quando la nostra esistenza non è più tollerabile. Il problema non è trovare una ragione per vivere molto spesso: il problema è sopportare la nostra vita. Cesare Pavese scriveva che ognuno ha almeno una buona ragione per uccidersi. Ma la tollerabilità della nostra vita dipende dalla nostra neurochimica secondo molti esperti. Non siamo noi a decidere totalmente. Il nostro margine di libertà, il nostro range di pensiero e d’azione è molto ridotto, anche se per gli esistenzialisti ogni attimo è un bivio. Molto spesso comunque si vive perché si spera che le cose vadano in modo uguale a oggi o addirittura meglio. Molto spesso si vive perché Eros ha la meglio su Thanatos senza sapere esattamente il perché. Viviamo o ci uccidiamo senza tenere la contabilità dei pro e dei contro. Io vivo perché non muoio di fame per ora, perché sono grato a Dio di avere famiglia e salute, perché ho un amico vero, perché voglio bene ai miei familiari e loro contraccambiamo perché posso mangiare, perché posso leggere, perché posso guardare le donne che reputo belle, perché posso camminare, perché posso navigare su Internet, perché posso contemplare la natura, perché posso vedere un bel film, perché posso interagire con persone nuove sui social, perché ogni mattina posso scrivere un articolo o una considerazione in qualche blog culturale o in qualche testata online, perché posso gustarmi le albe e i tramonti, perché ho raggiunto un certo equilibrio interiore, perché riesco a stare bene con me e a tollerare le mie tare oltre a quelle altrui. Non sto a elencare invece le pecche e le cose negative della mia vita (ad esempio non ho uno stipendio, sono insoddisfatto sessualmente, è da 12 anni che non faccio una vacanza, etc etc). La mia vita comunque è vivibile. L’ambiente a breve termine è mediamente prevedibile. Ma ne sono davvero sicuro? Le incognite e le pessime novità sono sempre dietro l’angolo. Il senso della vita sfugge irreprensibile e si disperde in infiniti rivoli. Pensavi di averlo trovato una sera dopocena e invece ti accorgi di non essere approdato a niente. Ti accorgi di essere al punto di partenza. E se dovessi rispondere alla domanda di Frankl, ovvero “perché non ti uccidi?” rimarrei interdetto. C’è chi sostiene che il suicidio sia un atto vigliacco e chi pensa che per farlo ci voglia un coraggio immenso. Ma danno per scontato che decidiamo noi. In realtà siamo veramente noi a decidere, a scegliere? Qualcuno si uccide per vedere cosa c’è di là e se c’è qualcosa. C’è chi non si uccide, resiste, pur accarezzando l’idea, perché ha paura di andare all’inferno. Gesualdo Bufalino scriveva che i suicidi sono solo degli impazienti. Niente di meno e niente di più.

giovedì 22 settembre 2022

La cosalità delle cose e altro...

Preferisco la cosalità delle cose alla nullità del nulla. Se l’essenza è la funzione allora io sono inutile, ma me ne farò una ragione. Nonostante tutto le cose o gli uomini non mi hanno ancora ucciso e il mio corpo non mi ha ancora mandato alla malora. Nonostante tutto sono ancora vivo. Se non provi dolore, non vivi di stenti, non vivi la guerra, non sei braccato, non muori di fame il mondo non è così male. Forse la civiltà è tracciare strade per farci arrivare in tutti i posti del mondo. Dubito della civiltà. Il cielo ha miliardi di sguardi, ma nessuno sa la loro direzione. Puoi scegliere i tre canoni buddisti, la Bibbia, il Talmud, le Upanishad, il Corano o altri testi sacri. Puoi ricercare orgasmi del corpo o della mente. Ricordati che sono soprattutto le sinapsi chimiche e i neuromediatori a regolare i nostri umori. Cerca di non farti troppo male. Non riempirti di vuoto. Non trattare gli altri come giocattoli rotti. Non snobbare troppo truismi e tautologie: certe sere potrebbero esserti di aiuto. Ricordati che è una manna anche una minuscola intuizione. Anche se tutto è già stato detto, dillo comunque con parole tue. Cerca metafore e immagini. Spesso è questione di visione interiore. Non uniformare i tuoi gusti. Non lasciarti illudere da pochi istanti felici. Chiediti sempre se una rosa è realmente una rosa come scrisse la Stein. Prendi come punto di riferimento di ogni giorno l’orizzonte al tramonto. Ricordati che in tempi come questi di basso impero tutto può succedere perché le regole vanno a farsi benedire. Cerca insomma di cogliere ogni istante: è tutto qui, anche se sembra scontato. Ricordati che il cielo è la sommatoria degli errori. Troppe astrazioni saturano il cervello. Ho capito che per vivere decentemente ci vuole incoscienza e al contempo circospezione. Ma forse sono in errore. I morti ci guardano. I morti ci attendono e forse ridono di noi. Ricordati anche che l’esperienza non si insegna come dicono molti e forse neanche dall’esperienza si impara. Quindi ogni mio consiglio alla fine è inutile. Restano i consigli degli acquisti fino a quando non saremo resettati. La Coop sei tu. Chi può darti di più? Aspetto la mia data di scadenza. Cerco di convivere con la mia inconsistenza. Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto c’è MasterCard. What else?

mercoledì 21 settembre 2022

IL GIOCO DEI PERCHÉ...

Chiunque può trovare impreparato una persona di cultura (vera o presunta). Gli stessi bambini si pongono gli interrogativi ultimi (chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo?) a cui nessun uomo di scienza, di fede o di cultura può rispondere. Basta un bambino qualsiasi, uno dei tanti, che fa il gioco dei perché per dimostrare l'ignoranza degli adulti più colti. Basta che continui a chiedere continuamente il perché di ogni cosa. La cultura si basa su fondamenta instabili. Persino la cultura dei più illuminati è fatta anche di lacune e reminiscenze.

lunedì 19 settembre 2022

Parmenide

PARMENIDE

La mente spesso porta a pensare a ciò che non è. Così sosteneva Parmenide nei suoi ventuno frammenti geniali ed appena letti pensavo che forse non esiste un prima ed un dopo, un inizio e una fine, ma tutto è Essere, anche se poi non tutto l’Essere è rischiarato dalla vita.

domenica 18 settembre 2022

Un altro componimento...

 


GODOT (PENSANDO A CLAUDIO LOLLI)

Essere umani significa anche
avere tutte le carte truccate
e ciò nonostante perdere lo stesso.
Essere umani significa anche
cercare punti fermi, approdi;
trovare segni inequivocabili
dove non c’è certezza assoluta.
Significa anche cercare l’altrove
nella realtà più convenzionale.

Ci sono innocenti senza colpa

condannati alla sofferenza atroce…
Anche oggi noi eravamo in attesa.
Un posto vale l’altro per attenderlo.
Certi l’attendono tutta la vita.
Anche oggi Godot ha dato forfait.
Non ci restano che giochi di specchi,
accostamenti inusuali di parole,
verità posticce o provvisorie.
Ma non possiamo dire ad ogni modo
che eravamo soli.

(pubblicata su La Repubblica dal prof. Alberto Bertoni nel Febbraio 2019)

Alcuni miei componimenti


Guardo di sbieco il muro. Appare

la coda bifida di una lucertola,
compare il dorso, rivestito di squame
e….negli interstizi della siepe
già non la vedo….come se con un
guizzo fulmineo, un lesto strascicare
di zampe si fosse divincolata in un
cunicolo; come se il crocicchio dei
colori lividi del tramonto, il riverbero
di un fievole sfarfallio di raggi l’avesse
resa invisibile. Forse è sgusciata in
una fessura, in un anello d’ombra,
in una zona morta dei miei occhi,
forse in una crepa nascosta, dove
cade l’intonaco e affiora la calce,
sfuggendo alla mia vista, ormai
inafferrabile.

(pubblicata dal poeta Maurizio Cucchi su La stampa nel Luglio 2004)


PER UN ATTIMO

Per un attimo ti sembra
di raggiungere il nervo delle cose.
Ma un battito di ciglia non è
un colpo d’ali che ti solleva
ed è vana ricerca aspirare
al sillogismo dell’esistenza.
Così ritorni nell’orbita della vita
come una favilla, ormai incasellata
in una goccia, come in un’impronta
di luce un tremito d’ombra.


GIOCHI DI SPECCHI

Sono una mosca nella bottiglia.
Tutto il resto è pura paccottiglia.
Sono coda di lucertola tagliata
che guizza davanti alla tua vetrata.
Io gioco con i simboli ad iosa,
però ciò non sana alcuna cosa.
Giochi di specchi o scatole cinesi,
ma l’importante è non essersi arresi.

Due parole sul senso della vita...

Ci sono fondamentalmente quattro modi di porsi nei confronti della vita: 1) accettare la sua assurdità e insensatezza, tirando avanti (...